Misure di Radioattività e Consulenza in Radioprotezione
Il termine "radioattività" indica la presenza di “radiazioni ionizzanti” la cui esposizione, anche modesta, può essere considerata rischiosa per la salute e sicurezza dell’uomo. Infatti in ogni attività che comporta rischi legati alle radiazioni ionizzanti è necessario garantire un appropriato sistema di protezione degli individui esposti per ridurre i rischi che ne possono derivare.
La radioattività può essere presente in tutte le matrici ambientali conosciute e può avere origine:
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Naturale: la principale fonte naturale di esposizione alla radioattività per l’uomo è il “Radon”, un gas radioattivo che si può trovare nel suolo. Le realtà che operano in ambienti di lavoro che presentano elevata probabilità di trovare Radon in grandi concentrazioni, hanno l’obbligo di effettuare misurazioni annuali e in caso di superamento del valore soglia, sono richieste azioni correttive contenitive.
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Artificiale: in questo caso la radioattività è creata dall’uomo stesso, ciò accade in particolare nei campi dell’energia nucleare, medico-diagnostico, industriale, bellico e di ricerca scientifica.
SIGE è in grado di fornire un valido supporto nell’ individuazione e nella misura di sorgenti radioattive sia naturali che artificiali, effettuando misurazioni sia in campo che in laboratorio. Lo studio e prevenzione degli effetti dannosi delle radiazioni sull’uomo e l’ambiente intervengono principalmente su tre fattori: la distanza dalla sorgente radioattiva, il tempo di esposizione e la schermatura.
Esperti qualificati in radioprotezione
La figura professionale abilitata ad occuparsi di radioprotezione è l’Esperto qualificato in radioprotezione, e può agire e svolgere interventi con diversi gradi di abilitazione, a seconda della pericolosità delle sorgenti. Questa figura professionale è richiesta in diversi ambiti tra cui: settore sanitario ed industriale, nel campo delle bonifiche, dei rottami ferrosi e non ferrosi e, in generale, dove è richiesta la rilevazione del gas Radon.
L’esperto in Radioprotezione ha le competenze per eseguire misurazioni, verifiche o valutazioni di carattere fisico, tecnico o radiotossicologico. L’obiettivo di queste azioni è controllare il corretto funzionamento dei dispositivi di protezione e fornire indicazioni atte a proteggere lavoratori e popolazioni dai danni causati delle radiazioni ionizzanti.
Tra i suoi compiti figurano altre azioni come:
- Identificare e classificare le zone di rischio
- Predisporre delle norme interne per proteggere e garantire la sicurezza lavoratori
- Fornire ai lavoratori i dispositivi di sicurezza personale (ad es: dosimetri)
- Misurare e monitorare i livelli di radiazione a cui sono esposti i lavoratori
- Formare il personale sui rischi a cui si espongono, trasmettere le norme di sicurezza a cui attenersi e istruire circa il comportamento da tenere in caso di incidente
- Predisporre le segnalazioni di pericolo e progettare le barriere protettive
Grazie alle competenze acquisite ed alla strumentazione a disposizione SIGE è in grado di offrire supporto ad ogni organizzazione che abbia la necessità di utilizzare sorgenti di radiazioni ionizzanti o debba eseguire interventi in ambienti di lavoro ove sia presente il rischio di esposizione alle radiazioni. Se desideri acquisire informazioni sul servizio offerto puoi compilare l’apposito form presente nella pagina contatti.
Cosa offriamo?
Con il supporto di un Esperto Qualificato eseguiamo rilievi di:
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Misure di concentrazione di gas RADON1 in ambiente di vita e di lavoro
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Misure di contaminazione da radionuclidi (che possono essere presenti, per esempio, in materiali ferrosi importati dall'estero)
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Misure di campo radiante da radiazioni ionizzanti

Riferimenti normativi:
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1 Legge N. 241/2000
Di seguito riportiamo alcune risposte alle domande più comuni riaguardanti i servizi connesi alla consulenza in radioprotezione.
Il radon è un gas radioattivo naturale, inodore e incolore, che tende ad accumularsi negli ambienti chiusi. Rappresenta la principale fonte di esposizione a radiazioni ionizzanti di origine naturale i, è un fattore di rischio significativo per la salute delle vie respiratorie.
Ai sensi dell'art. 16 del D.Lgs. 101/2020, i luoghi di lavoro soggetti all'obbligo di misurazione del radon sono:
- Luoghi di lavoro sotterranei (indipendentemente dalla zona geografica)
- Luoghi di lavoro al piano seminterrato o al piano terra situati in aree prioritarie identificate dalle Regioni
- Specifici luoghi di lavoro individuati dal Piano Nazionale d'Azione per il Radon 2023–2032
- Stabilimenti termali
L'obbligo non riguarda solo le grandi aziende: qualsiasi datore di lavoro che gestisce uno spazio lavorativo che rientra in queste categorie è tenuto ad effettuare le misurazioni. L'inosservanza comporta sanzioni penali e amministrative.
Un'area prioritaria radon è una zona geografica nella quale si stima che la concentrazione media annua di radon in aria superi il livello di riferimento di 300 Bq/m³ in almeno il 15% degli edifici.
La loro individuazione è un obbligo normativo delle Regioni e Province autonome, stabilito dall'art. 11, comma 2, del D.Lgs. 101/2020, da completare entro 24 mesi dall'entrata in vigore del Piano Nazionale d'Azione per il Radon (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 43 del 21 febbraio 2024). Una volta che una Regione pubblica le aree prioritarie in Gazzetta Ufficiale, scattano automaticamente gli obblighi di misurazione per i datori di lavoro nei comuni interessati.
La Regione Liguria, con D.G.R. n. 58 del 19 febbraio 2026, ha individuato le proprie aree prioritarie radon. L'elenco dei comuni ricadenti in queste aree è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 51 del 3 marzo 2026 e comprende 16 comuni, tutti in provincia di Savona.
Sono stati inoltre individuati 7 comuni classificati come "aree quasi prioritarie" — nei quali la stima della percentuale di edifici che superano 300 Bq/m³ è appena inferiore al 15% — ovvero: Alassio, Bardineto, Borgio Verezzi, Mele, Ne, Pigna, Stella. Sono stati anche individuati due accorpamenti di comuni: Campomorone–Mignanego e Ceriale–Cisano sul Neva. La Liguria si è così aggiunta ad altre Regioni che avevano già completato questo processo, tra cui Piemonte, Sardegna, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Valle d'Aosta.
L'art. 17, comma 1-bis, del D.Lgs. 101/2020 obbliga i datori di lavoro a completare le misurazioni della concentrazione annua di radon nei luoghi di lavoro seminterrati o situati al piano terra entro 18 mesi dall'individuazione delle aree prioritarie da parte delle Regioni. Poiché la Regione Liguria ha pubblicato le proprie aree prioritarie sulla Gazzetta Ufficiale il 3 marzo 2026, i datori di lavoro nei comuni liguri identificati devono completare le misurazioni entro settembre 2027 circa.
Se le misurazioni rilevano una concentrazione media annua di radon superiore a 300 Bq/m³, il datore di lavoro è obbligato ad attuare misure correttive entro 2 anni, con l'obiettivo di ridurre la concentrazione al livello più basso ragionevolmente ottenibile.
Per farlo, deve avvalersi di un esperto in interventi di risanamento del radon, una figura specializzata distinta dall'Esperto Qualificato in Radioprotezione. Una volta realizzati gli interventi correttivi (che possono includere ventilazione meccanica, sigillatura delle vie di ingresso del gas, depressurizzazione del solaio), l'efficacia deve essere verificata tramite nuove misurazioni, da ripetere ogni 4 anni.
Anche quando le misurazioni mostrano una concentrazione di radon inferiore al livello di riferimento di 300 Bq/m³, il datore di lavoro non è esente da obblighi. Deve elaborare e conservare per 8 anni un documento che riporti l'esito delle misurazioni e la valutazione delle misure correttive attuabili.
Le misurazioni devono inoltre essere ripetute ogni 6 anni e ogni qualvolta vengano realizzati interventi di restauro o ristrutturazione a livello dell'attacco a terra o per l'isolamento termico. Questo perché modifiche strutturali possono alterare significativamente la permeabilità al gas radon.
I datori di lavoro che non effettuano le misurazioni della concentrazione di radon entro i termini previsti dalla normativa rischiano sanzioni penali: l'arresto da uno a sei mesi oppure l'ammenda da 2.000 a 15.000 euro.
Si tratta di sanzioni significative che si aggiungono al rischio di responsabilità civile in caso di danni alla salute dei lavoratori. È importante sottolineare che la normativa non prevede soglie minime di dimensione aziendale: l'obbligo si applica a qualsiasi datore di lavoro che gestisce un locale nelle categorie previste dall'art. 16 del D.Lgs. 101/2020, indipendentemente dal numero di dipendenti.
L'Esperto Qualificato in Radioprotezione è la figura professionale abilitata per legge a svolgere attività di valutazione, misurazione e consulenza in tutti i contesti che comportano rischi da radiazioni ionizzanti. Può operare con diversi gradi di abilitazione, in funzione della pericolosità delle sorgenti radioattive coinvolte.
La sua presenza è obbligatoria in diversi ambiti: settore industriale, bonifiche ambientali, rottami ferrosi e non ferrosi provenienti dall'estero, e ovunque sia richiesta la rilevazione e gestione del gas radon. I suoi compiti includono la classificazione delle zone di rischio, la predisposizione di norme interne di protezione, la fornitura e gestione dei dosimetri per i lavoratori, la formazione del personale e la progettazione di barriere protettive
In Italia il D.Lgs. 101/2020 stabilisce un livello di riferimento di 300 Bq/m³ anche per le abitazioni, ma attualmente non prevede un obbligo di misurazione per i privati cittadini nelle abitazioni di residenza. Il livello è indicativo e serve come riferimento per eventuali azioni volontarie di risanamento, specialmente per le nuove costruzioni, per le quali il Piano Nazionale Radon punta a garantire concentrazioni inferiori a 200 Bq/m³.
Tuttavia, un'alta concentrazione di radon in casa rappresenta un rischio concreto per la salute dei residenti, in particolare per chi trascorre molte ore nei piani bassi o in locali seminterrati. È fortemente consigliabile effettuare una misurazione in modo proattivo, specialmente se si abita in un comune classificato come area prioritaria o quasi prioritaria.
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